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Parassita del pesce: tutto quello che c’è da sapere

Parassita del pesce: tutto quello che c’è da sapere

Parassita del pesce

ll parassita del pesce è un organismo infestante che dal pesce può facilmente raggiungere l’uomo, generando problema più o meno gravi a livello intestinale. Si tratta di un verme che con ogni probabilità finisce sulle nostre tavole più spesso di quanto possiamo immaginare. Il condizionale in questo caso è d’obbligo, perché gli studi a tal proposito sono in corso. Le agenzie e gli organi preposti a vigilare sulla salubrità alimentare, in Europa, stimano in circa 7.000 casi di infezione all’anno, in ogni Paese membro.

Seppur i dati siano ancora oggetto di studi e approssimazioni più o meno ampie, il problema dell’Anisakis rimane e per il consumatore è bene informarsi per prendere le giuste precauzioni. Le larve di Anisakis, questo il nome scientifico del parassita, sono una diffusa fonte di cibo principalmente per i crostacei che popolano i nostri mari. La specie è diffusa in tutto il bacino mediterraneo, oltre che in molte zone dell’Atlantico che lambisce le coste europee.

Anisakis: cos’è e come si diffonde il parassita del pesce?

Questi vermi nematodi, come accennavamo, sono preda abituale di crostacei che popolano l’adriatico, il tirreno, il mediterraneo e l’atlantico. I crostacei, a loro volta, vengono mangiati dal pesce che siamo soliti portare in tavola, in ogni angolo d’Europa. La catena alimentare completa così il ciclo, permettendo all’Anisakis di infestare l’uomo.

I vermi in questione si annidano nell’intestino del pesce che li ospita, e sono facilmente visibili a occhio nudo grazie alla loro lunghezza che può raggiungere i tre centimetri. Il colore del verme è bianco o biancastro, e la sua consistenza è lattiginosa.

In quali pesci si trova?

L’Anisakis può essere ingerito dalla quasi totalità del pesce che popola i nostri mari, oltre a quelli europei. Esemplari del verme sono stati trovati con la maggior concentrazione nel suo, nello sgombro e nel lanzardo. Anche merluzzo, totano, alici e triglia presentano buone probabilità di ingerire il parassita, mentre le sardine sono meo colpite dal problema.

Come si previene il parassita del pesce?

Per minimizzare il rischio di contaminazione da pesce a uomo, esiste un rigido protocollo che riguarda il trattamento delle specie ittiche destinate al consumo alimentare. Gli esemplari pescati, prima di finire nel circuito commerciale, devono essere sezionati ed accuratamente sviscerati. Dato che le larve sono visibili a occhio nudo, non sarà difficile per gli addetti ai lavori eliminare loro residui dalla carne sfilettava.

Il pescato inoltre deve subire un rigoroso processo di abbattimento, nel caso si preveda un suo consumo a crudo. Il processo è valido per tutti quei pesci destinati a essere marinati, salati o che debbano essere mangiati crudi.

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Per essere ancor più sicuri, è possibile prendere delle precauzioni all’interno delle propria mura domestiche. Conservare il pesce sotto sale, in particolare, è un metodo piuttosto efficace per evitare infezioni da parassita del pesce. L’importante è che il pese rimanga sotto sale per almeno sei settimane. Per essere ancor più sicuri, è possibile congelare il pesce prima del trattamento col sale.

In alternativa, è possibile sottoporre il pescato ad affumicatura a caldo; anche in questo caso il congelamento preventivo offre maggiori margini di sicurezza.

In ogni caso, raggiungere una temperatura di 60 gradi al cuore per almeno un minuto, assicura in cottura la distruzione totale del parassita, eliminando così ogni rischio di contaminazione.

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